Un patrimonio familiare non è composto soltanto da immobili, disponibilità finanziarie o partecipazioni societarie. È anche un insieme di rapporti tra persone, aspettative e responsabilità. E proprio per questo, molte criticità non nascono dal valore dei beni, ma dal modo in cui questi vengono trasferiti e gestiti nel tempo: tra genitori e figli, tra fratelli, tra soci e tra generazioni diverse. Quote troppo frazionate, immobili in comproprietà difficili da utilizzare o vendere, divergenze sulla gestione dell’impresa e stalli decisionali sono situazioni che possono essere prevenute attraverso una pianificazione attenta.
Il tema riguarda soprattutto famiglie imprenditoriali, proprietari di immobili, soci e imprenditori che vogliono organizzare per tempo il futuro dell’azienda o del patrimonio, soprattutto quando sono coinvolti più figli, soci o futuri eredi. Pianificare prima che nascano tensioni rende tutto più semplice: quando le persone sono lucide e il confronto può basarsi su dati, obiettivi e regole condivise, invece che su rabbia, emozione o frustrazione.
Non esiste soltanto la donazione. La donazione è uno degli strumenti possibili, ma non necessariamente l’unico. In determinate situazioni può essere valutato, ad esempio, un contratto di mantenimento o un vitalizio improprio, attraverso il quale un bene viene trasferito prevedendo in cambio un obbligo di assistenza, mantenimento o rendita per tutta la vita del disponente. La differenza è importante: non si tratta di un bene dato in dono, perché chi lo riceve si assume in cambio un obbligo, ad esempio garantire assistenza, mantenimento o una rendita. Per questo motivo, rispetto a una donazione, il trasferimento può essere gestito diversamente anche in caso di future contestazioni o di successiva vendita del bene.
Gli altri strumenti disponibili. A seconda degli obiettivi della famiglia possono essere valutate soluzioni differenti.
Il patto di famiglia, previsto dall’art. 768-bis c.c., consente di programmare il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni a uno o più discendenti, disciplinando contestualmente la posizione degli altri legittimari.
Una holding di famiglia può invece consentire di concentrare partecipazioni e governance, rendendo più ordinata la gestione del patrimonio e il successivo passaggio delle quote.
In altre situazioni possono essere utili trust, vincoli di destinazione, patti parasociali, specifiche clausole statutarie oppure una pianificazione coordinata, sempre nel rispetto dei diritti dei legittimari.
Prima di scegliere uno strumento è sempre opportuno:
– ricostruire in modo completo il patrimonio familiare e societario;
– individuare chi oggi possiede e gestisce i diversi beni;
– chiarire gli obiettivi della famiglia e dell’imprenditore;
– simulare cosa accadrebbe in caso di successione con l’attuale struttura;
– confrontare le diverse alternative sotto il profilo patrimoniale, societario e fiscale.
L’errore più frequente è partire direttamente dallo strumento. La prima domanda dovrebbe invece essere: come vogliamo che questo patrimonio venga gestito tra dieci o vent’anni? Una buona pianificazione generazionale non serve soltanto a trasferire dei beni. Serve a definire per tempo chi li gestirà, con quali regole e con quale equilibrio tra le persone coinvolte. Studio Soluzione Consulting può accompagnare famiglie e imprenditori nella mappatura del patrimonio, nell’analisi dei possibili scenari e nella valutazione degli effetti economici e fiscali delle diverse soluzioni. Il percorso può poi essere sviluppato, quando necessario, insieme a notai e professionisti legali, trasformando gli obiettivi della famiglia in un piano operativo coerente e condiviso.